Cataloghi di moda o libri d’arte?

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L’ho accompagnata al grande magazzino d’abbigliamento. Ma ho il terrore di dovermi muovere all’interno di quei locali. Odio dover vagare in quei centri, così grandi, così pieni di ogni tipo di abbigliamento. Odio incrociare lo sguardo su asessuati manichini anoressici, che indossano ogni cosa; ho quasi l’impressione di perdermi se entro in quei percorsi ove mille abiti sono appesi in una successione di grucce che sembra infinita quasi a costruire un labirinto dove per uscire bisogna comprare. Mille prodotti, intimo maschile e femminile, abiti, pantaloni e jeans unisex, casual e abiti eleganti, accessori personalizzati per ogni stagione, calzature, cappelli; un’infinità di misure e taglie dalle sigle più strane ove le lettere X, L, M, S si combinano tra loro e con numeri offrendo la misura perfetta per l’infinita varietà dei nostri corpi.

E poi trionfi di forme, colori e luci; sembra quasi di entrare in un vorticoso Luna Park, e, come tra le giostre, il piacere è dato dal girare continuo e…  spendere: ubriacare gli occhi e alleggerire il conto in banca.

In questo vertiginoso ruotare degli occhi per vedere cosa comprare, avrei il terrore di essere sommerso dalle pile di maglioni e camicie impilate per taglia e colore o vedermi cadere sulla testa cravatte che scendono dall’alto come spade di Damocle, o perdermi tra quinte di lunghe sciarpe, pashmine o scialli che formano continui e varianti scenari teatrali: quanta roba è ammassata in quegli spazi!

Forte di queste mie riflessioni, compiute nel tempo di aprire alla mia Signora la porta del Centro ed entrare, ho preso la decisione che non l’avrei accompagnata a cercare di rinnovare il guardaroba per l’estate. Ma come farlo senza creare la violenta reazione di chi si sente abbandonata nel momento del bisogno?

 Ho avuto la fortuna di entrare in un centro dotato, all’ingresso, di un angolo lettura, con libri e riviste, anticamera culturale al Luna Park che stava affrontando la mia Signora. Mi fu facile ottenere il consenso a fermarmi nel salottino per arricchire la mia cultura sulle grandi firme della moda, uno dei settori dell’economia in cui l’Italia è ancora all’avanguardia, anche se scopriamo poi che la proprietà di molte è oggi straniera.

In effetti mi sono trovato di fronte una scelta incredibile di pubblicazioni: promozione di aziende, marche di abiti o accessori più o meno note, tutte però impegnate a dimostrare la qualità del loro prodotto attraverso la raffinatezza dei loro cataloghi spring – summer 2019.

 Effetto riuscito perché le pubblicazioni erano fascinose, belle alla vista, impaginate con grande cura e gusto, stampate con grande precisione per far risaltare forme e colori dei prodotti.

In alcuni di questi cataloghi le fotografie su fondo nero ricordavano la raffinata e ricercata rivista d’arte FMR che l’editore Franco Maria Ricci lanciò negli anni Ottanta del secolo scorso.

Mi stupivo nel guardare con grande attenzione ed interesse quelle pubblicazioni a cui mi ero invece avvicinato con sufficienza, quasi vergognandomi di aver usato il trucco della cultura per abbandonare la mia Signora al suo destino di cliente vezzeggiata e rincorsa da commessi e commesse ammagliatrici.

E invece no, la cultura c’è in queste pubblicazioni, veri e propri raffinati libri d’arte fotografica che semplici cataloghi per promuovere prodotti.

Uno in particolare mi ha colpito non solo per i disegni degli abiti che ricordavano forme e colori della pittura aborigena australiana, ma per l’attenzione con cui le figure femminili si rapportavano con l’ambiente, sia urbano che naturale, diventando quasi una forma di unione ideale tra i due elementi costitutivi del paesaggio, che è dato dall’incontro tra natura e azione dell’uomo.

Creatività, bellezza, arte fotografica, ambiente ho ritrovato sfogliando un catalogo di moda.

Non mi sono più sentito in colpa se non ho accompagnato mia moglie nella bolgia infernale del grande magazzino. Mi sono ulteriormente convinto che, con più tranquillità e serenità, si possono scegliere i prodotti attraverso cataloghi, anche online.